I CONCERTI DA CAMERA ALLA CAMU: CHIEDO SCUSA SE PARLO DI…GABER! 26 novembre ore 17.30

L’Associazione Le 7 Note presenta “I Concerti da Camera alla CaMu”:

CHIEDO SCUSA SE PARLO DI… GABER!

sabato 26 novembre ore 17.30

CaMu – Casa della Musica di Arezzo

Simone Baldini Tosi, voce

Quartetto OIDA

Lorenzo Rossi e Serena Burzi, violini

Erika Capanni, viola

Elisa Pieschi, violoncello

Parole e musiche di Gaber e Luporini

 

Programma dell’evento:

UN’IDEA
FAR FINTA DI ESSERE SANI
LA PAROLA IO
QUELLO CHE PERDE I PEZZI
C’É UN’ARIA
QUANDO SARÒ CAPACE DI AMARE
LA MIA GENERAZIONE HA PERSO
I BORGHESI
DESTRA-SINISTRA
LA LIBERTÀ

 

NOTE DI SALA

AL MIO AMICO GABER NON GLI HAN MAI PERDONATO DI AVER FATTO CANZONI

Da questa strofa della canzone I Limoni di Enzo Jannacci – collega e amico fraterno – ironica e pungente parte il nostro racconto di Giorgio Gaber, cantautore, commediografo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale.

Giorgio Gaberščik in arte Gaber nasce a Milano nel gennaio 1939 – ad avviata Seconda guerra mondiale – e fin dall’infanzia è fatalmente attratto dalla musica. Il primo incontro avviene infatti all’età di circa 9 anni quando a seguito di un forte attacco di poliomielite subisce una lieve paralisi al braccio e alla mano sinistra, il padre con l’idea che l’esercizio potesse piacergli ed essere utile a fini riabilitativi gli regala una chitarra ed è subito folgorazione Gaber stesso dirà successivamente che “tutta la mia carriera nasce da questa malattia“: ecco la genesi de Il Signor G.

Durante l’adolescenza frequenta già attivamente la scena dello spettacolo milanese e stringe sodalizi artistici e non con Adriano Celentano, Giafranco Reverberi, Luigi Tenco e Enzo Jannacci, nomi poi entrati a pieno diritto nella storia della canzone d’autore italiana. Prosegue il suo percorso artistico esplorando oltre il mondo delle case discografiche tra le più importanti in Italia – incide con Ricordi, RI-FI, Vedette Records, Carosello, Giom e Cdg – quello della televisione irrompendo sul piccolo schermo e portando ai telespettatori un regalo inedito e poco usuale nei palinsesti RAI, la sua llogica allegria.

Con questo termine Gaberiano si può identificare il cuore della sua poetica votata all’osservazione e al racconto della realtà del nostro paese con occhio critico, talvolta anche con punte di cinismo ma senza mai dimenticare l’ironia e l’affetto sincero di un uomo, un’artista che per l’Italia ha sempre sperato in meglio.

Sono appena cominciati gli anni ’70 e Gaber decide di allontanarsi dalla televisione poichè “era diventato dequalificante. Mi nauseava un po’ una certa formula, mi stavano strette le sue limitazioni di censura, di linguaggio, di espressività” (G. Harari, «Giorgio Gaber», Rockstar, gennaio 1993). Accompagnato dall’ormai fedele collaboratore Sandro Luporini – pittore viareggino co-autore a partire dai primi anni sessanta delle opere di Gaber – il cantautore milanese decide di cercare un nuovo spazio in cui la sua libertà espressiva trovasse nuovo slancio e così fa ritorno in teatro (l’esordio sulla scena era già avvenuto nel ’59 nel recital Il Giorgio e la Maria insieme all’allora compagna Maria Monti); decide di “portare la canzone a teatro” e inagura un nuovo genere: il Teatro canzone, uno spettacolo a tema con canzoni che lo sviluppano, inframmezzate da monologhi e racconti.

Forte dell’incontro umano e artistico avvenuto negli anni ’60 con Dario Fo – indimenticabile attore, regista, autore, artista lombardo a 360° e premio Nobel per la letteratura ’97 – e del bagaglio poetico-musicale di Jacques Brel cantautore belga di cui Gaber si fa erede (nel 2001 dichiarerà essere stato proprio lui il suo ispiratore e maestro) l’artista dà alla luce ufficialmente Il Signor G “un signor Gaber, che sono io, è Luporini, noi, insomma, che tentiamo una specie di spersonalizzazione per identificarci in tanta gente” (G. Gaber, «Gaber-fluxus», in M. L. Straniero, Il signor Gaber, Gammalibri, 1979)

Si apre qui una nuova stagione fatta di nuovi slanci e creatività senza più limiti che il cantautore difenderà strenuamente fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2003, “La scoperta del teatro, cioè di un mezzo che mi consentiva di dire quello che pensavo tramite il mio mestiere, è stata di enorme importanza“(F. Zampa, «Individuo vieni fuori», Il Messaggero, 29 ottobre 1983).

Chiedo scusa se parlo di…Gaber è ispirato e costruito sullo scheletro degli spettacoli di Teatro canzone di Gaber, un progetto di Sandro Luporini che ha scelto quindici fra le più significative canzoni composte con Gaber (dieci in questa occasione) attualizzandole con monologhi originali e raffinate rivisitazioni affidate alla voce di Simone Baldini Tosi – cantautore – e agli archi del Quartetto Oida per riportare sulla scena “quella ricerca introspettiva che avveniva a ogni suo spettacolo” poichè “portare avanti il Teatro Canzone non è solo una bellissima esperienza, ma anche un dovere sociale” (La Nazione Arezzo, 2020)

Non rimane a noi che sederci ed ascoltare, lasciarsi sorprendere dall’estrema attualità dell’opera di Giorgio Gaber (e Sandro Luporini) e goderci l’eredità di un’artista immortale: la musica, la parola ma soprattutto un’idea.

 

Testo a cura di Alba Cacchiani

 

 

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Simone Baldini Tosi, voce

Quartetto Oida

 

Per partecipare all’evento è obbligatoria la prenotazione:

info@scuoladimusicale7note.it

3408701431